![]() |
Ultimo aggiornamento: 12/11/2025
Codice habitat: F.136
Ghiaioni silicatici dell'Italia settentrionale
Descrizione
Ghiaioni detritici derivati dal disfacimento di rocce silicatiche localizzati su versanti con significativa acclività dei rilievi alpini, prealpini e dell’Appennino settentrionale. Formano falde e conoidi detritiche distribuite di norma nei piani montano e collinare ma, in situazioni di esposizione favorevole, meridionale e soleggiata, dove la coltre nevosa stagionale è meno persistente, si trovano fino al piano subalpino.
Questi accumuli detritici sono composti da clasti sciolti provenienti da rocce di varia origine (vulcanica, intrusiva, metamorfica e sedimentaria). I clasti hanno granulometria e forma variabili, anche molto grossolani, e sono soggetti a rotolamento e scorrimento principalmente per gravità, che determina nel complesso un substrato più o meno mobile.
La vegetazione vascolare, se presente, è tipicamente rada e costituita da glareofite molto specializzate, in gran parte piante perenni, che sfruttano il poco suolo e l’umidità interna al corpo deposizionale. Sono adattate al substrato detritico mobile, alla scarsità e frammentarietà del suolo che si forma tra i clasti della coltre detritica ed alla ridotta disponibilità di acqua in superficie, dal momento che gli apporti meteorici e di ruscellamento si infiltrano a causa della permeabilità del ghiaione. I clasti inoltre possono essere colonizzati da muschi e licheni, ma solo nei casi in cui la loro mobilità è ridotta.
La vegetazione ha un carattere più termofilo di quella presente nell’altro habitat di ghiaione silicatico dell’Italia settentrionale, i Ghiaioni silicatici microtermi alpini (F.135), che occupa versanti più freddi (sia per quota che per esposizione). La variabilità floristica è significativa a causa della notevole estensione geografica e altimetrica dell’habitat e, poiché la composizione è molto legata all’ubicazione geografica del ghiaione, tra le specie sono generalmente presenti entità endemiche locali.
L’eventuale colonizzazione della vegetazione contrasta la mobilità dei clasti e tende a consolidare il substrato detritico e farlo evolvere verso habitat prativi o arbustivi; di conseguenza l’habitat si mantiene nel tempo se l’apporto di materiale clastico dagli ambienti rocciosi soprastanti è attivo oppure laddove è soggetto a periodici dilavamenti.
Questi ghiaioni si rinvengono di norma strettamente associati ed in contiguità con l’habitat delle Rupi silicatiche temperate dell’Italia settentrionale (F.118), sviluppati alla base delle pareti rocciose, oppure sono porzioni di versante soggette a sgretolamento del substrato roccioso.
Regione Biogeografica
Alpina/Continentale
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Collinare/Montano/Subalpino
Geoambienti
Falde detritiche e coni di detrito attivi, spesso coalescenti, costituiti da clasti a litologia silicatica e con varie granulometrie e forme, anche molto grossolani, localizzati su versanti generalmente ad elevata acclività alla base di pareti rocciose, con massimo accumulo nella loro porzione inferiore, al piede del pendio o della rupe. Sono derivati dal disfacimento di rocce silicatiche di varia origine (vulcanica, intrusiva, metamorfica e sedimentaria) dei rilievi di Alpi, Prealpi e Appennino Settentrionale. Costituiscono un substrato instabile, soggetto a movimenti sotto l’azione principale della gravità, ma anche di altri processi come i soliflussi.
Il deposito ha una acclività (angolo di riposo) che varia a seconda delle dimensioni e della forma dei clasti, e di norma si assesta tra 25° e 40°, ma localmente può essere anche maggiore o minore.
Il suolo è assente o limitato a piccole frazioni tra i clasti.
L’acqua di apporto meteorico e quella di ruscellamento, dovuta anche alla fusione della neve, si infiltra nella copertura detritica permeabile. L’acqua di infiltrazione, se l’assetto geologico-stratigrafico locale lo permette, può emergere alla base e ai bordi del ghiaione conferendo a queste zone una maggiore umidità, in particolare nei periodi di fusione manto nevoso o maggiormente piovosi. Inoltre anche all’interno corpo detritico può essere presente una certa umidità, dovuta alle discrete proprietà di ritenzione idrica delle rocce silicatiche, significativamente maggiori di quelle carbonatiche.
Riferimenti sintassonomici
Galeopsion segetum Oberdorfer 1957 (Alpi);
Dryopteridion oreadis Rivas-Mart. 1977 corr. Rivas-Mart. et al.1984.
Specie guida
Anarrhinum bellidifolium (L.) Willd.; Armeria alpina Willd.; Athyrium filix-femina (L.) Roth; Cryptogramma crispa (L.) R.Br. ex Hook.; Dryopteris oreades Fomin; Epilobium collinum C.C.Gmel.; Epilobium lanceolatum Sebast. & Mauri; Galeopsis ladanum L.; Galeopsis segetum Neck.; Galeopsis tetrahit L.; Senecio viscosus L.
Interesse conservazionistico nazionale
Habitat primario a massima naturalità e specificità, localizzato in contesti ambientali caratteristici, con proprie peculiarità geomorfologiche, litologiche e, quando è particolarmente esteso, paesaggistiche. Le specie vegetali sono estremamente specializzate, con presenza di entità rare. Inoltre questi ghiaioni, diffusi in un ampio areale con distribuzione discontinua, presentano specie endemiche e relitte, con una composizione floristica legata anche alla ubicazione geografica dell’ecotopo. Infine i ghiaioni sono importanti anche per la fauna selvatica, in particolare per invertebrati e rettili.
Per quanto poco soggetto a disturbo antropico per via della difficile accessibilità, l’ambiente dei Ghiaioni silicatici dell’Italia settentrionale è localmente minacciato sia a causa dell’attività estrattiva che in conseguenza della fruizione turistica della collina e soprattutto della montagna. Nelle zone più basse in quota e più prossime ai territori antropizzati l’habitat è meno integro, soprattutto dal punto di vista composizionale.
A livello europeo l'interesse conservazionistico è contemplato in All.1 della Direttiva 92/43/CEE con l'habitat 8130 e, solo limitatamente all’alleanza Galeopsion segetum, con l’habitat 8110.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| > | 61.12-Middle European upland siliceous screes |
| > | 61.33-Pyreneo-Alpine thermo-siliceous screes |
EUNIS 2012
| > | H2.32-Medio-European upland siliceous screes |
| > | H2.51-Pyreneo-Alpine thermo-siliceous screes |
Direttiva 92/43/CEE (EUR 28)
| <> | 8110-Siliceous screes of the montane to snow levels (Androsacetalia alpinae and Galeopsetalia ladani) |
| < | 8130-Western Mediterranean and thermophilous scree |
Direttiva 92/43/CEE (Manuale Italiano)
| <> | 8110-Ghiaioni silicei dei piani montano fino a nivale (Androsacetalia alpinae e Galeopsietalia ladani) |
European Red List of Habitats 2022
| ~ | H2.5-Temperate, lowland to montane siliceous scree | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
|
|
|
| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Roberto Bagnaia
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco