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Ultimo aggiornamento: 12/11/2025
Codice habitat: F.132
Ghiaioni carbonatici dell'Italia settentrionale
Descrizione
Ghiaioni detritici derivati dal disfacimento di rocce carbonatiche localizzati sui versanti con significativa acclività dei rilievi alpini, prealpini e dell’Appennino settentrionale. Formano falde e conoidi detritiche distribuite di norma nei piani montano e collinare ma, in situazioni di esposizione favorevole, verso sud e soleggiata, dove la coltre nevosa stagionale è meno persistente, possono estendersi localmente fino al piano subalpino.
Questi accumuli detritici sono composti da clasti sciolti di litologia a prevalente carattere carbonatico (calcari, dolomie, marmi, calcari marnosi, calcescisti, …) con granulometria e forma variabili e soggetti a rotolamento e scorrimento principalmente per gravità, che determina nel complesso un substrato più o meno mobile.
Per via della estrema permeabilità del corpo detritico e della scarsa capacità di ritenzione idrica delle rocce carbonatiche, la presenza di acqua e di umidità in superficie è molto carente, periodica o occasionale, e l’habitat risulta secco e arido.
La vegetazione vascolare, se presente, è tipicamente rada e costituita da glareofite calcifile. Si tratta di piante molto specializzate, in gran parte piante perenni, adattate al substrato detritico mobile, alla limitata disponibilità idrica degli strati superficiali ed alla scarsità e frammentarietà del suolo che si forma tra i clasti della coltre detritica. Questi ultimi inoltre possono essere colonizzati da muschi e licheni, ma solo nei casi in cui la loro mobilità è ridotta.
La vegetazione, afferibile in gran parte all’alleanza Stipion calamagrostis, ha un carattere più termofilo di quella presente nell’altro habitat di ghiaione carbonatico delle Alpi e dell’Appennino settentrionale, i Ghiaioni carbonatici microtermi alpini (F.131), che occupa versanti più freddi (sia per quota che per esposizione). La variabilità floristica è significativa a causa della notevole estensione geografica e altimetrica dell’habitat e, poiché la composizione è molto legata all’ubicazione geografica del ghiaione, tra le specie sono generalmente presenti entità endemiche locali.
L’eventuale colonizzazione della vegetazione contrasta la mobilità dei clasti e tende a consolidare il substrato detritico e farlo evolvere verso habitat prativi o arbustivi; di conseguenza l’habitat si mantiene nel tempo se l’apporto di materiale clastico dagli ambienti rocciosi soprastanti è attivo oppure laddove è soggetto a periodici dilavamenti.
Questi ghiaioni si rinvengono di norma strettamente associati ed in contiguità con l’habitat delle Rupi carbonatiche temperate dell’Italia settentrionale (F.112), sviluppati alla base della parete rocciosa, oppure sono porzioni di versante soggette a sgretolamento del substrato roccioso.
Sono esclusi da questo habitat i Ghiaioni carbonatici illirici che, pur essendo simili per litologia calcarea e presenza nell’Italia settentrionale, hanno il loro proprio habitat specifico (F.134).
Regione Biogeografica
Alpina/Continentale
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Collinare/Montano/Subalpino
Geoambienti
Falde detritiche e coni di detrito attivi, spesso coalescenti, costituiti da clasti a litologia carbonatica di granulometria e forma varia, localizzati su versanti generalmente ad elevata acclività alla base di pareti rocciose, con massimo accumulo nella loro porzione inferiore, al piede del pendio o della rupe. Sono derivati dal disfacimento di rocce carbonatiche (principalmente calcari, dolomie, marmi, calcari marnosi, calcescisti) dei rilievi di Alpi, Prealpi e Appennino Settentrionale, e costituiscono un substrato instabile, soggetto a movimenti sotto l’azione principale della gravità, ma anche di altri processi come i soliflussi.
Il deposito ha una acclività (angolo di riposo) che varia a seconda delle dimensioni e della forma dei clasti, e di norma si assesta tra 25° e 40°, ma localmente può essere anche maggiore o minore.
Il suolo è assente o limitato a piccole frazioni tra i clasti.
L’acqua di apporto meteorico e quella di ruscellamento, dovuta anche alla fusione della neve, si infiltra nella copertura detritica, estremamente permeabile, per cui la disponibilità idrica negli strati superficiali è molto scarsa ed occasionale. L’acqua di infiltrazione, se l’assetto geologico-stratigrafico locale lo permette, può emergere alla base e ai bordi del ghiaione conferendo a queste zone una certa umidità, variabile stagionalmente.
Riferimenti sintassonomici
Stipion calamagrostis Jenny-Lips ex Quantin 1932;
Petasition paradoxi Zollitsch 1966 (in zone più umide);
Arabidion alpinae Beguin in Richard1971.
Specie guida
Achnatherum calamagrostis (L.) P.Beauv.; Aethionema saxatile (L.) R.Br.; Centranthus angustifolius (Mill.) DC. subsp. angustifolius; Galeopsis angustifolia Ehrh. ex Hoffm. subsp. angustifolia; Hieracium glaucum All.; Linaria alpina (L.) Mill.; Linaria supina (L.) Chaz. subsp. supina; Nepeta nepetella L. subsp. nepetella; Rumex scutatus L. subsp. scutatus; Saxifraga arachnoidea Sternb.; Scrophularia hoppi W.D.J.Koch; Teucrium botrys L.; Teucrium montanum L.; Vincetoxicum hirundinaria Medik. subsp. hirundinaria
Interesse conservazionistico nazionale
Habitat primario a massima naturalità e specificità, localizzato in contesti ambientali caratteristici, con proprie peculiarità geomorfologiche, litologiche e, quando è particolarmente esteso, paesaggistiche. Le specie vegetali sono estremamente specializzate, con presenza di entità rare. Inoltre questi ghiaioni, diffusi in un ampio areale con distribuzione discontinua, presentano specie endemiche e relitte, con una composizione floristica legata anche alla ubicazione geografica dell’ecotopo. Infine i ghiaioni sono importanti anche per la fauna selvatica, in particolare per invertebrati e rettili.
Per quanto poco soggetto a disturbo antropico per via della difficile accessibilità, l’ambiente dei Ghiaioni carbonatici dell’Italia settentrionale è localmente minacciato sia a causa dell’attività estrattiva che in conseguenza della fruizione turistica della collina e soprattutto della montagna. Nelle zone più basse in quota e più prossime ai territori antropizzati l’habitat può essere disturbato e meno integro, soprattutto dal punto di vista composizionale.
A livello europeo l'interesse conservazionistico è contemplato in All.1 della Direttiva 92/43/CEE con l'habitat 8130.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| ~ | 61.31-Peri-Alpine thermophilous screes |
EUNIS 2012
| ~ | H2.61-Peri-Alpine thermophilous screes |
Direttiva 92/43/CEE (EUR 28)
| < | 8130-Western Mediterranean and thermophilous scree |
Direttiva 92/43/CEE (Manuale Italiano)
| < | 8130-Ghiaioni del Mediterraneo occidentale e termofili |
European Red List of Habitats 2022
| ~ | H2.6a-Temperate, lowland to montane base-rich scree | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Roberto Bagnaia
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco