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Ultimo aggiornamento: 12/11/2025
Codice habitat: F.131
Ghiaioni carbonatici microtermi alpini
Descrizione
Ghiaioni detritici derivati dal disfacimento di rocce carbonatiche localizzati su versanti montani freddi, di alta quota e/o a esposizione settentrionale o ombreggiati, lungamente innevati e generalmente ad elevata acclività. Sono distribuiti lungo l’arco alpino e, localmente, nelle montagne più elevate dell’Appennino settentrionale e centrale, in forma di falde e conoidi detritiche, strettamente associati ed in contiguità con l’habitat delle Rupi carbonatiche microterme alpine (F.111), sviluppati alla base della parete rocciosa, oppure si tratta di accumuli morenici ormai inattivi ma non consolidati o porzioni di versante soggette a sgretolamento del substrato roccioso.
Questi corpi detritici sono composti da clasti sciolti di litologia a prevalente carattere carbonatico (calcari, dolomie, marmi, calcari marnosi, calcescisti, …) con granulometria e forma variabili e soggetti a rotolamento e scorrimento principalmente per gravità, che determina nel complesso un substrato più o meno mobile.
Per via della estrema permeabilità del corpo detritico e della scarsa capacità di ritenzione idrica delle rocce carbonatiche, la disponibilità di acqua e l’umidità in superficie è molto esigua e segue cicli stagionali, essendo legata soprattutto alla presenza e alla fusione del manto nevoso.
La vegetazione vascolare è assente o rada, sporadica e sparsa, costituita da glareofite calcifile di tipo artico-alpino o comunque francamente alpino. Si tratta di piante molto specializzate, in gran parte piante perenni, adattate al substrato detritico mobile, alle basse temperature invernali, con lunghi periodi di gelo, alla limitata disponibilità idrica degli strati superficiali ed alla scarsità e frammentarietà del suolo che si forma tra i clasti della coltre detritica. Questi ultimi inoltre possono essere colonizzati da muschi e licheni, ma solo nei casi in cui la loro mobilità è ridotta.
La composizione floristica varia con l’ubicazione geografica, e tra le specie si possono rinvenire entità endemiche locali. Le differenze composizionali dipendono anche dalla granulometria dei detriti e dalle condizioni microclimatiche, che possono variare anche all’interno di uno stesso ghiaione.
Significative sono le differenze floristiche tra le Alpi e gli Appennini: sulle Alpi la specie tipica presente è Noccaea rotundifolia (syn. Thlaspi rotundifolium), specie assente in Appennino, dove per questo habitat si fa riferimento principalmente alle fitocenosi microterme del Festucion dimorphae e del Thlaspion stylosi. Caratteristici inoltre sono i ghiaioni microtermi di calcescisti, spesso con aspetto di vasti sfasciumi ai piedi delle aree rupestri di affioramento, alimentati costantemente anche per via della elevata erodibilità di queste litologie, che sono colonizzati dalle fitocenosi del Drabion hoppeanae.
Lungo la catena alpina ed in Appennino settentrionale i Ghiaioni carbonatici microtermi alpini si rinvengono nei piani nivale, alpino e subalpino, con estensioni locali anche nei versanti più freddi e ombrosi del piano altimontano, dove maggiore è il periodo di permanenza della coltre nevosa. Nell’Appennino centrale la loro presenza è limitata ai rilievi carbonatici più elevati, ricadenti nella regione biogeografica alpina, alle quote più alte e nei versanti ad esposizione nord, nei piani alpino e nivale, con penetrazioni nei versanti più freddi e ombrosi del piano subalpino.
L’eventuale colonizzazione della vegetazione contrasta la mobilità dei clasti e tende a consolidare il substrato detritico e farlo evolvere verso habitat prativi o basso arbustivi; di conseguenza l’habitat si mantiene nel tempo se l’apporto di materiale clastico dagli ambienti rocciosi soprastanti è attivo oppure laddove è soggetto a periodici dilavamenti.
Regione Biogeografica
Alpina/Continentale
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Subalpino/Alpino/Nivale
Geoambienti
Falde detritiche e coni di detrito attivi, spesso coalescenti, o cordoni morenici inattivi non consolidati, costituiti da clasti a litologia carbonatica di granulometria e forma varia, localizzati su versanti freddi ed acclivi, prevalentemente ad esposizione settentrionale, ed alla base di pareti rocciose, con massimo accumulo nella loro porzione inferiore, al piede del pendio o della rupe. Sono derivati dal disfacimento di rocce carbonatiche (principalmente calcari, dolomie, marmi, calcari marnosi, calcescisti) in ambienti montuosi dei rilievi delle Alpi e dell’Appennino settentrionale e centrale, e costituiscono un substrato instabile, soggetto a movimenti sotto l’azione principale della gravità, ma anche di altri processi come i soliflussi.
Il deposito ha una acclività (angolo di riposo) che varia a seconda delle dimensioni e della forma dei clasti, e di norma si assesta tra 25° e 40°, ma localmente può essere anche maggiore o minore.
Il suolo è assente o limitato a piccole frazioni tra i clasti.
L’acqua di apporto meteorico e quella di ruscellamento, dovuta principalmente dalla fusione della neve e del ghiaccio, si infiltra nella copertura detritica, estremamente permeabile, per cui la disponibilità idrica negli strati superficiali è molto scarsa ed occasionale. L’acqua di infiltrazione, se l’assetto geologico-stratigrafico locale lo permette, può emergere alla base e ai bordi del ghiaione conferendo a queste zone una certa umidità, in particolare nel periodo di fusione del manto nevoso e glaciale.
Riferimenti sintassonomici
Thlaspion rotundifolii Jenny-Lips 1930;
Thlaspion stylosi Feoli-Chiapella et Feoli 1977;
Petasition paradoxi Zollitsch 1966;
Drabion hoppeanae Zollitsch in Merxmüller et Zollitsch 1967;
Petasition paradoxi Zollitsch 1966.
Specie guida
Adenostyles alpina (L.) Bluff & Fingerh. subsp. alpina; Adenostyles australis (Ten.) Iamonico & Pignatti; Adonis distorta Ten.; Alyssum wulfenianum Bernh. subsp. ovirense (A.Kern.) Magauer, Schönsw. & Frajman; Aquilegia einseleana F.W.Schultz; Arabis alpina L. subsp. alpina; Arenaria bertolonii Fiori; Artemisia genipi Weber ex Stechm.; Athamanta cretensis L.; Berardia lanuginosa (Lam.) Fiori; Brassica repanda (Willd.) DC.; Braya alpina Sternb. & Hoppe; Campanula cenisia L.; Campanula cochleariifolia Lam.; Carum heldreichii Boiss.; Cerastium thomasii Ten.; Crepis pygmaea L.; Crepis rhaetica Hegetschw.; Cystopteris montana (Lam.) Bernh. ex Desv.; Cystopteris sudetica A.Braun & Milde; Doronicum glaciale (Wulfen) Nyman subsp. glaciale; Doronicum grandiflorum Lam. subsp. grandiflorum; Draba aspera Bertol.; Draba fladnizensis Wulfen; Draba hoppeana Rchb.; Dryopteris villarii (Bellardi) Woyn. ex Schinz & Thell.; Gentiana terglouensis Hacq. subsp. schleicheri (Vacc.) Tutin; Gymnocarpium robertianum (Hoffm.) Newman; Gypsophila repens L.; Herniaria alpina Chaix; Hornungia alpina (L.) O.Appel subsp. alpina; Isatis apennina Ten. ex Grande; Leontodon hispidus L. subsp. hyoseroides (Welw. ex Rchb.) Murr; Linaria alpina (L.) Mill.; Noccaea rotundifolia (L.) Moench; Noccaea stylosa (Ten.) Rchb.; Papaver alpinum L. subsp. alpinum; Pedicularis aspleniifolia Flörke ex Willd.; Petasites paradoxus (Retz.) Baumg.; Polystichum lonchitis (L.) Roth; Saxifraga biflora All. subsp. biflora; Saxifraga oppositifolia L. subsp. oppositifolia; Saxifraga oppositifolia L. subsp. rudolphiana (Hornsch. ex W.D.J.Koch) Nyman; Saxifraga oppositifolia L. subsp. speciosa (Dörfl. & Hayek) Engl. & Irmsch.; Saxifraga sedoides L. subsp. sedoides; Scorzoneroides montana (Lam.) Holub subsp. montana; Trisetaria argentea (Willd.) Banfi, Galasso & Soldano; Trisetaria spicata (L.) Paunero subsp. ovatipaniculata (Hultén ex Jonsell) Banfi & Soldano; Valeriana montana L.; Viola cenisia L.
Interesse conservazionistico nazionale
Habitat primario a massima naturalità e specificità, localizzato in contesti ambientali caratteristici, con proprie peculiarità geomorfologiche, litologiche e paesaggistiche. Le specie vegetali sono estremamente specializzate, con presenza di entità rare. Inoltre questi ghiaioni, diffusi in un ampio areale con distribuzione discontinua, presentano specie endemiche e relitte, con una composizione floristica legata anche alla ubicazione geografica dell’ecotopo. Infine, i ghiaioni sono importanti anche per la fauna selvatica, in particolare per invertebrati e rettili.
Per quanto poco soggetto a disturbo antropico per via della difficile accessibilità e per la sua collocazione in contesti di alta quota a scarsa frequentazione umana, l’ambiente dei Ghiaioni carbonatici microtermi alpini è localmente minacciato dalla fruizione turistica della montagna, con la realizzazione e l’utilizzo di piste da sci, impianti di risalita e le relative infrastrutture viarie di servizio. Inoltre la flora tipica di questo habitat è in sofferenza a causa del riscaldamento climatico globale.
A livello europeo l'interesse conservazionistico è contemplato in All.1 della Direttiva 92/43/CEE con l'habitat 8120.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| > | 61.21-Alpine calcschist screes |
| > | 61.22-Alpine pennycress screes |
| > | 61.23-Fine calcareous screes |
EUNIS 2012
| > | H2.41-Alpine calcschist screes |
| > | H2.42-Thlaspi rotundifolium screes |
| > | H2.43-Fine calcareous screes |
Direttiva 92/43/CEE (EUR 28)
| < | 8120-Calcareous and calcshist screes of the montane to alpine levels (Thlaspietea rotundifolii) |
Direttiva 92/43/CEE (Manuale Italiano)
| < | 8120-Ghiaioni calcarei e scisto-calcarei montani e alpini (Thlaspietea rotundifolii) |
European Red List of Habitats 2022
| ~ | H2.4-Temperate high-mountain base-rich scree | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Roberto Bagnaia
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco