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Ultimo aggiornamento: 08/10/2025
Codice habitat: E.344
Pinete a pino silvestre dell'Appennino
Descrizione
Boschi collinari a Pinus sylvestris dell’Appennino settentrionale, nei quali il pino silvestre è dominante o codominante, consociato di norma con Quercus pubescens e altre latifoglie. Queste pinete sono concentrate in stazioni da mesoxerofile a xerofile su suoli primitivi. Il pino silvestre forma popolamenti più puri, di carattere pioniero, su versanti acclivi e petrosi con esposizione meridionale. Più spesso costituisce boschi misti, più o meno aperti, con roverella, cerro, carpino nero e orniello ed uno strato arbustivo ben sviluppato (Juniperus communis e Cytisophyllum sessilifolium in particolare) su suoli poco evoluti e di norma in prossimità di aree argillose di versante con evidenti fenomeni erosivi in atto.
Le pinete a pino silvestre in Appennino sono localizzate nei settori termofili e steppici della collina emiliana, in particolare hanno un baricentro nella fascia collinare reggiana con piccoli nuclei riscontrabili dal parmense fino al bolognese. L’Emilia-Romagna rappresenta il limite meridionale della distribuzione italiana di Pinus sylvestris. L'habitat è spesso in mosaico con formazioni a ginepro o popolamenti mesoxerofili o xerofili di latifoglie.
In tutto l’arco appenninico il pino silvestre è stato largamente utilizzato in diversi rimboschimenti negli scorsi decenni, con sementi di provenienza alpina o nordeuropea, spesso accompagnato da altre conifere, principalmente in ambito montano. Questi popolamenti sono riferiti ai Boschi di conifere alloctone o fuori dal loro areale (E.381) o alle Piantagioni di conifere (G.143) in funzione del livello di naturalizzazione riscontrato.
Regione Biogeografica
Continentale
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Collinare
Geoambienti
Versanti della media collina, anche ad elevata pendenza, con suoli primitivi e localmente ad elevata petrosità. Stazioni termofile in cui l’aridità estiva risulta accentuata da suoli poco evoluti che riescono a trattenere poca umidità.
Riferimenti sintassonomici
Cytiso sessilifolii-Quercion pubescentis Ubaldi 88.
Specie guida
Pinus sylvestris L.; Cotoneaster nebrodensis (Guss.) K.Koch; Cytisophyllum sessilifolium (L.) O.Lang; Fraxinus ornus L. subsp. ornus; Ostrya carpinifolia Scop.; Quercus cerris L.; Quercus pubescens Willd. subsp. pubescens
Interesse conservazionistico nazionale
Il pino silvestre risulta essere specie relitta in Appennino e, sebbene abbia un’ampia distribuzione euroasiatica, i popolamenti emiliani rappresentano il limite meridionale della specie in Italia. Dati ottenuti da indagini paleobotaniche dimostrano che dal periodo Tardoglaciale (13.500-10.300 anni fa) il pino silvestre insieme al pino uncinato occupavano, con formazioni aperte, la maggior parte dei rilievi sopra gli 800 metri di quota dell’Appennino settentrionale. Già nel periodo Boreale (9.000-7.500 anni fa), caratterizzato da climi più umidi e caldi, la loro diffusione subì una riduzione a favore di altre specie quali abete bianco e faggio fino ad un vero e proprio confinamento in zone di rifugio pedologico dove la competizione con altre specie fu limitata dalle condizioni edafiche. Queste particolari condizioni ne hanno permesso la permanenza fino ai giorni nostri.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| = | 42.59-Supra-Mediterranean Scots pine forests |
EUNIS 2012
| = | G3.49-Supra-Mediterranean Pinus sylvestris forests |
European Red List of Habitats 2022
| < | G3.4b-Temperate and submediterranean montane Pinus sylvestris-Pinus nigra woodland | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Alberto Cardillo, Lucilla Laureti
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco