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Ultimo aggiornamento: 08/10/2025
Codice habitat: E.312
Abetine dell’Appennino settentrionale e centrale
Descrizione
Boschi montani di Abies alba di norma strutturati in consorzi misti con Fagus sylvatica, localmente possono formare formazioni pure. Si sviluppano in aree appenniniche con clima temperato-umido caratterizzate da temperature rigide, che possono prolungarsi anche durante la primavera inoltrata, e da elevata piovosità anche durante il periodo estivo, localmente sopperita da una elevata umidità atmosferica.
Sporadici e di piccole dimensioni lungo tutto l’arco appenninico settentrionale risultano i popolamenti di chiara e sicura origine naturale, mentre risultano più ampie le abetine di origine selvicolturale che possono essere inserite in questo habitat solo se fortemente naturalizzate, con ampia riproduzione spontanea di Abies alba. Individui o piccoli gruppi di Abies alba si possono occasionalmente ritrovare nelle faggete montane dell’Appennino centro-settentrionale.
I popolamenti naturali si rinvengono principalmente su versanti acclivi ad elevata petrosità dove l’abete bianco crea formazioni pressoché monospecifiche, quasi sempre al limite dell’unità minima cartografabile, in condizioni dove il faggio non risulta essere competitivo.
Le abetine di origine colturale, invece, si rinvengono di norma su suoli profondi ed evoluti all’interno dell’areale del faggio; tali abetine sono state, molto probabilmente, impiantate storicamente su popolamenti naturali e la secolare gestione dall’uomo ne ha favorito la densificazione. Attualmente risultano per lo più protette in Parchi Nazionali (Appennino Tosco-Emiliano, Foreste Casentinesi) e non più sfruttate dal punto selvicolturale, tanto che si riscontra un ottimo rinnovamento di faggio che tende a diradare le conifere.
Sui Monti della Laga le abetine si rinvengono come popolamenti misti e spesso coetanei con faggio, l’abete può formare nuclei puri ma di norma si rinviene con esemplari sparsi in faggeta. Occupa i versanti settentrionali freschi esclusivamente nel settore teramano e marchigiano. Il secolare sfruttamento della specie da parte dell’uomo ne ha sicuramente condizionato la diffusione contraendone l’areale.
Nuclei di abetina si rinvengono anche sul versante settentrionale del massiccio del Gran Sasso e negli ambienti sommitali del Monte Amiata.
L’habitat è tipicamente montano ma risultano frequenti penetrazioni anche in ambito submontano e alto-collinare, quando le condizioni climatico e ambientali lo permettano; ad esempio, ciò avviene nel versante orientale dell’Appennino tosco-romagnolo dove l’umidità dovuta alla vicinanza dell’Adriatico rende possibile la presenza delle abetine, in vallate poco assolate, a 600-700 metri di quota. In questi casi nei boschi, oltre al faggio, fanno la comparsa anche altre specie quali aceri, l’olmo montano e i tigli.
A partire dall’Appennino sannita (aree a cavallo tra Abruzzo e Molise) le abetine sono riferite all’habitat Abetine dell’Appennino meridionale (E.313).
I recenti impianti ad abete bianco con finalità di rimboschimento, diffusi in tutta la fascia montana dell’Appennino centro-settentrionale, in cui non si evidenziano partecipazioni importanti di faggio, si rinviene ancora la struttura a filari, il cui sottobosco spesso risulta estremamente povero, devono essere riferiti alle Piantagioni di conifere (G.143).
Regione Biogeografica
Continentale/Mediterranea
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Collinare/Montano
Geoambienti
Versanti montani, talora submontani, di norma ad esposizione settentrionale e in corrispondenza di affioramenti rocciosi di varia natura, caratterizzati da suoli poco evoluti da neutri ad acidi. Aree con clima temperato-umido, caratterizzato da inverni rigidi e buona disponibilità idrica durante tutto l’anno. Secondariamente su suoli più profondi e strutturati ove però Abies alba subisce la competizione di diverse latifoglie con cui si consocia.
Riferimenti sintassonomici
Cardamino chelidoniae-Abietetum albae (Ferrari et Ubaldi 1982) Ubaldi 1995;
Cirsio erisithalis-Abietetum albae Biondi et al. 2008;
Senecio fuchsii-Abietetum albae Arrigoni & Arrigoni et at. 1998;
Luzulo pedemontanae-Fagetum sylvaticae Oberd. et Hofm. 1967 abietetosum albae Arrigoni et al. 1998;
Solidagini-Fagetum sylvaticae Longhitano & Ronsisvalle 1974 abietetosum albae;
Cardamino heptaphyllae-Fagetum sylvaticae Hoffmann & Oberd. 1967 abietetosum albae.
Specie guida
Abies alba Mill.; Fagus sylvatica L.; Cardamine chelidonia L.; Cardamine heptaphylla (Vill.) O.E.Schulz; Carex sylvatica Huds.; Cirsium erisithales (Jacq.) Scop.; Daphne mezereum L.; Geranium nodosum L.; Gymnocarpium dryopteris (L.) Newman; Luzula pedemontana Boiss. & Reut.; Senecio ovatus (G.Gaertn., B.Mey. & Scherb.) Willd. subsp. alpestris (Gaudin) Herborg; Solidago virgaurea L. subsp. virgaurea
Interesse conservazionistico nazionale
Dati ottenuti da indagini paleobotaniche dimostrano che durante il periodo Boreale dell’Olocene (9.000-7.500 anni fa) l’intera fascia montana dell’Appennino cento-settentrionale doveva essere coperta principalmente da boschi di abete bianco. L’aumento della umidità, con conseguente piovosità, insieme sicuramente ad un accrescimento dello sfruttamento da parte dell’uomo, favorì l’avvento e l’affermazione del faggio. Nuclei sporadici naturali di questi estesi boschi sono giunti ai nostri giorni in stazioni di rifugio ove le condizioni edafiche e climatiche ne hanno permesso la permanenza.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| <> | 42.11212-Peri-Alpine neutrophile beech fir forests |
EUNIS 2012
| <> | G3.11212-Peri-Alpine neutrophile beech fir forests |
Direttiva 92/43/CEE (Manuale Italiano)
| < | 9220*-Faggeti degli Appennini con Abies alba e faggete con Abies nebrodensis |
European Red List of Habitats 2022
| < | G3.1b-Temperate mountain Abies woodland | Categoria EU28: Near Threatened | Categoria EU28+: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Alberto Cardillo, Lucilla Laureti
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco