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Ultimo aggiornamento: 08/10/2025
Codice habitat: E.141
Boschi a Betula pendula
Descrizione
Boschi, boscaglie o formazioni alto arbustive a Betula pendula, abbastanza diffuse nei piani collinare e montano dell’Italia settentrionale e sporadiche nella penisola italiana. Sono incluse in questo habitat anche le rare formazioni a Betula pubescens, di norma di ridotte estensione, presenti in Italia nelle Alpi, principalmente nel piano submontano.
La betulla partecipa in maniera minoritaria a molti boschi temperati, ma se le condizioni locali lo permettono può formare boschi puri o con la partecipazione di altre latifoglie e talora conifere. Questi boschi non risultano quasi mai di notevoli dimensioni, spesso rappresentano una fase iniziale, più o meno duratura, di una successione che porta alla origine di formazioni più evolute (querceto, acero-frassineto, faggeta, pecceta). Le capacità pioniere della specie (sopporta suoli più o meno sviluppati, anche molto acidi, sia periodi di aridità che di ristagno idrico) le permettono un notevole sviluppo nella colonizzazione sia di ambienti estremi come quelli con suoli primitivi e roccia affiorante, sia disturbati come ex coltivi o aree percorse da incendio.
Sia Betula pendula che, secondariamente, Betula pubescens possono creare boschetti su pendii detritici grossolani, originati da rocce derivate da substrati silicatici, o lungo canaloni di valanga in tutto l’arco alpino, con maggiore frequenza nel distretto occidentale. A tali popolamenti primitivi, di norma aperti e radi, possono partecipare in maniera minoritaria Populus tremula, Salix caprea e Sorbus spp..
Sempre in Italia settentrionale, più frequenti risultano i betuleti secondari, che si originano su aree abbandonate dal pascolo e dall’agricoltura su suoli particolarmente acidi. La competitività di Betula pendula, in queste condizioni edafiche, la rende avvantaggiata rispetto ad altre specie quali nocciolo, frassino ed acero di monte che di norma invadono questi ambienti.
Un particolare bosco di Betula pendula è quello che si riscontra nelle brughiere piemontesi e lombarde su terrazzi alluvionali antichi dell’alta pianura. Su questi suoli, molto profondi e acidi, a drenaggio rallentato si formano radi betuleti in purezza, o talora con pioppo tremulo e farnia, il cui sottobosco è caratterizzato da specie della brughiera quali Calluna vulgaris e Pteridium aquilinum.
I boschi a Betula pendula in ambito peninsulare sono popolamenti relittici dei periodi tardoglaciali, molto localizzati e di norma di piccole dimensioni (ai limiti della cartografabilità), tipici del piano montano o submontano. Queste formazioni sono generalmente caratterizzate da boschetti monospecifici, per via delle capacità pioniere e di adattamento della specie in condizioni post-catastrofe (incendi e valanghe) e di disturbo importante (taglio di bosco, abbandono di castanicolture da frutto e di pascoli).
Particolari condizioni climatiche e edafiche hanno permesso eccezionalmente la permanenza dell’habitat anche a quote più basse con clima marcatamente submediterraneo come, ad esempio, nella Caldara di Manziana nel Lazio.
Regione Biogeografica
Alpina/Continentale
Macrobioclima
Temperato
Piano altitudinale
Planiziale/Collinare/Montano/Subalpino
Geoambienti
La grande plasticità della betulla nel riuscire a colonizzare, temporaneamente o in maniera duratura, una molteplicità di ambienti non rende semplice la descrizione di un geoambiente preciso dove riscontrare la specie. Tutti gli ambienti ove si instaura l’habitat sono comunque caratterizzati da suoli acidi, siano essi quelli profondi degli antichi terrazzi alluvionali della Pianura Padana sia quelli primitivi su pendii detritici in ambito montano o subalpino. Anche nei popolamenti secondari, su aree precedentemente coltivate o percorse da eventi calamitosi (valanghe, trombe d’aria, incendi), tali boschi si rinvengono quasi esclusivamente su suoli acidi sui quali la betulla risulta avvantaggiata rispetto a boschi d’invasione caratterizzati da altre specie.
Riferimenti sintassonomici
Populo tremulae-Betuletum pendulae Coldea 1975;
Querco cerridis-Betuletum pendulae Biondi, Brugiapaglia & Tedeschini-Lalli 1998;
Pteridio-Betuletum pendulae Trinajstić et Šugar 1977;
Salici pentandrae-Betuletum pubescentis Soó 1955.
Specie guida
Betula pendula Roth; Betula pubescens Ehrh.
Interesse conservazionistico nazionale
La maggior parte dei betuleti nelle Alpi e nelle Prealpi sono formazioni secondarie dovute alle capacità della specie di colonizzare ambienti abbandonati e degradati, per questo motivo rappresentano cenosi temporanee e transitorie che con il tempo tendono ad evolvere verso formazioni più evolute. Tuttavia, esistono formazioni durature e stabili, generalmente localizzate e poco estese, che si instaurano in condizioni edafiche particolari, che rappresentano la massima espressione vegetazionale per quel determinato ambiente e che risultano meritevoli di tutela.
I boschi di betulla sparsi lungo la penisola italiana con popolamenti frammentati e di piccole dimensioni rappresentano dei relitti tardoglaciali, quando la specie copriva un’areale decisamente più meridionale rispetto all’attuale, hanno quindi un valore dal punto di vista geobotanico e naturalistico.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| > | 41.B1-Atlantic lowland and collinar birch woods |
| > | 41.B3-Hercynio-Alpine birch woods |
EUNIS 2012
| > | G1.911-Atlantic lowland and collinar Betula woods |
| > | G1.913-Hercynio-Alpine Betula woods |
European Red List of Habitats 2022
| <> | G1.9b-Mediterranean mountain Betula and Populus tremula woodland on mineral soils | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Alberto Cardillo
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco