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Ultimo aggiornamento: 28/10/2025
Codice habitat: A.327
Depressioni umide interdunali e retrodunali
Descrizione
Zone morfologicamente depresse del sistema dunale di costa bassa e sabbiosa, che si possono rinvenire sia tra i cordoni dunali che nella fascia retrodunale, dove l’affioramento della falda freatica e gli apporti di acqua dolce provenienti dall’entroterra e dalle precipitazioni forma pozze temporanee o permanenti. Sono avvallamenti in cui si instaurano paludi, stagni, laghetti e relative fasce bordiere anfibie ed emerse che, soggetti all’ingressione periodica o occasionale delle acque salate di provenienza marina, si caratterizzano come ambiente umido salmastro, con salinità variabile nel tempo. In questo contesto idro-geomorfologico possono essere presenti vari tipi di habitat: in particolare con questo habitat sono cartografate le aree caratterizzate da diversi micro-habitat e fitocenosi mosaicati in una grana complessa che non permette la loro reciproca distinzione cartografica. Differentemente, nei casi di depressioni umide interdunali e retrodunali occupate esclusivamente o in maniera dominante da un particolare habitat presente in legenda, viene usato il relativo habitat specifico: ad esempio, se la zona depressa è occupata da uno stagno costiero ricade nell’habitat Lagune e laghi salmastri costieri (A.122), se da un canneto a Phragmites australis nell’habitat Fragmiteti, tifeti e scirpeti (B.311).
L’habitat in questione è quindi un insieme variegato di elementi tipici degli ambienti umidi, costituito da corpi idrici, formazioni pioniere con specie annuali e formazioni idrofile e igrofile come canneti, cariceti, cladieti, tifeti, giuncheti, molinieti. La tipologia della vegetazione varia a seconda della quantità e della frequenza delle inondazioni e dal grado di salinità delle acque e dalla sua variabilità nel tempo, oltre che dall’ambito bioclimatico (mediterraneo o temperato) dove è collocato l’ecotopo.
Le Depressioni umide interdunali e retrodunali presentano estensioni e continuità variabili, sia per proprie caratteristiche ecologiche che per cause antropiche, e generalmente occupano piccole zone frammentate, per cui vengono cartografate solo dove assumono dimensioni significative. Inoltre si trovano di norma mosaicate con gli altri habitat costieri sabbiosi, in modo particolare con i contigui habitat del sistema dunale: le Dune mobili (A.321) e le Dune stabili a vegetazione erbacea (A.322) e legnosa (A.323, A.324, A.325, A.326). Laddove questi habitat costieri formano mosaici fitti e complessi, al punto da non rendere possibile la loro reciproca distinzione cartografica, l’ecotopo viene attribuito all’habitat a maggiore diffusione, estensione e rilevanza.
Regione Biogeografica
Continentale/Mediterranea
Macrobioclima
Temperato/Mediterraneo
Piano altitudinale
Costiero
Geoambienti
Habitat del sistema ecologico costiero di costa bassa e sabbiosa, localizzato all’interno del sistema dunale laddove quest’ultimo presenta avvallamenti e depressioni, in particolare tra un cordone dunale e l’altro o nella zona retrostante la duna. L’assetto topografico determina da un lato l’affioramento stabile o temporaneo della falda freatica, dall’altro la possibilità di accumulo e ristagno di acque dolci di provenienza fluviale e meteorica, nonché di quelle salate di provenienza marina, che occasionalmente o periodicamente, a seguito mareggiate o di maree, possono confluire nella zona depressa. Queste ingressioni sono facilitate dalla frequente presenza di connessioni idrauliche con il mare (canali di marea).
L’ambiente risultante è composto da pozze, paludi, stagni, laghetti e relative fasce bordiere anfibie ed emerse.
La dinamica delle acque a diversa salinità e l’intensità dell’evaporazione danno origine ad habitat generalmente salmastri.
La configurazione morfologica di bacino permette la sedimentazione di sabbie e limi, con la conseguente formazione ed evoluzione di suoli umidi, che presentano una certa continuità e spessori variabili.
Se si escludono occasionali eventi meteo-marini o alluvionali, il principale fattore che condiziona l’evoluzione composizionale e morfologica di questo ambiente è quello antropico, con le attività connesse con la frequentazione balneare, gli interventi di bonifica e la realizzazione di strutture ed infrastrutture turistiche e di opere di urbanizzazione, come porti e canali, e di difesa costiera.
Riferimenti sintassonomici
Seppure ben caratterizzato dal punto di vista geomorfologico ed idrologico, l’habitat delle depressioni umide interdunali e retrodunali presenta una complessità di microambienti associati tra loro, anche soggetti a reciproca variabilità spaziale periodica e occasionale, che non permette di definire fitocenosi caratteristiche che lo contraddistinguano nel suo insieme. Tutte comunque fanno riferimento a formazioni acquatiche ed igrofile adatte ad ambienti salmastri.
Specie guida
Seppure ben caratterizzato dal punto di vista geomorfologico ed idrologico, l’habitat delle depressioni umide interdunali e retrodunali presenta una complessità di microambienti associati tra loro, che non permette di definire specie guida che lo contraddistinguano nel suo insieme. Caratteristiche comuni a tutte le specie presenti è che si tratta di piante acquatiche, idrofile, igrofile adattate ad ambienti salmastri.Interesse conservazionistico nazionale
Habitat umido localizzato in una stretta fascia costiera, all’interno del sistema dunale, di norma di estensioni limitate, e di elevata naturalità e specificità, costituito da un micromosaico di habitat umidi diversi e interconnessi. Anche la vegetazione, molto specializzata, è estremamente variegata, con presenza di specie minacciate. Questo ambiente è molto importante per l’avifauna, anche migratrice, come luogo di sosta, pastura e di riproduzione, ma più in generale per tutta la fauna selvatica. Inoltre, insieme al contiguo sistema dunale, riveste spesso anche un notevole valore paesaggistico.
Si tratta di un habitat estremamente vulnerabile, poiché bastano piccole modifiche che condizionano la dinamica delle acque e la loro presenza, come lo sbarramento o la deviazione di un canale, per modificarne le caratteristiche ecologiche e romperne gli equilibri.
Le coste italiane sono fortemente urbanizzate e la grande maggioranza dei litorali sabbiosi sono utilizzati in modo massiccio a scopo turistico-balneare, per cui questo habitat è costantemente minacciato dal disturbo antropico: è stato ed è soggetto in particolare a opere di bonifica, interramenti e prosciugamenti per realizzare stabilimenti ed infrastrutture turistiche, porti, canali, bacini per acquacoltura, opere di difesa costiera, inquinamento da rifiuti, soprattutto costituiti da discariche abusive e plastiche e microplastiche provenienti dal mare. Tutti questi impatti lo danneggiano e lo riducono, anche fino alla sua scomparsa. I processi di antropizzazione inoltre compromettono la naturalità di questo habitat, rimaneggiando la normale serie di vegetazione. Infine, come tutti gli habitat litoranei, è interessato dall’erosione costiera, risultato di numerosi fattori antropici ed accentuata dalla salita del livello del mare dovuta al riscaldamento climatico. Quest’ultima, insieme ad altri interventi antropici (prelievi di acque dolci dalla falda con pozzi, opere di urbanizzazione ed impermeabilizzazione del terreno, costruzione di canali) causa inoltre la salita del cuneo salino, con ingressione sotterranea delle acque salate marine che può provocare modifiche ecologiche significative in questo habitat. Per tutti questi motivi le Depressioni umide interdunali e retrodunali di norma non si presentano in buone condizioni ecologiche e sono complessivamente in regressione.
Relazioni con altri sistemi di classificazione europea
Palaearctic 2001
| = | 16.3-Humid dune-slacks |
EUNIS 2012
| = | B1.8-Moist and wet dune slacks |
Direttiva 92/43/CEE (EUR 28)
Il Manuale Europeo include nell’habitat Humid dune slacks (2190) l’habitat Palaearctic 16.3, relativo a tutte le depressioni umide interdunali della Regione Paleartica, quindi teoricamente comprensivo anche a quelle presenti in Italia. Tuttavia si esclude la sua presenza nel territorio nazionale poiché la descrizione delle varianti di questo habitat lo limita ai sistemi dunali dell’Europa atlantica e settentrionale. Considerando inoltre che in Italia esistono altri habitat di Direttiva maggiormente dettagliati tipicamente presenti in questo ambiente mosaicato e composito, è normale che in ciascun ecotopo attribuito all’habitat A.327 di Carta della Natura siano presenti diversi habitat di interesse conservazionistico europeo, da evidenziare caso per caso.Direttiva 92/43/CEE (Manuale Italiano)
Considerando che l’habitat A.327 di Carta della Natura fa riferimento esclusivamente ad ambienti mosaicati in cui non è possibile nella cartografia distinguere e dettagliare i singoli habitat che lo compongono, e che in Italia esistono diversi habitat di Direttiva tipicamente presenti negli ambienti umidi retro e interdunali, è normale che in ciascun ecotopo attribuito all’habitat A.327 siano presenti diversi habitat di interesse conservazionistico europeo, da evidenziare caso per caso.European Red List of Habitats 2022
| = | B1.8b-Mediterranean and Black Sea moist and wet dune slack | Categoria EU28: Least Concern |
Tipo relazioni: >= coincide > include < incluso <> parzialmente incluso ~ simile
Distribuzione e foto habitat
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| DISTRIBUZIONE |
Autori
Scheda: Roberto Bagnaia
Riferimenti sintassonomici e Specie guida: Pietro Bianco